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Nov 06 
un signore amò follemente una giovane donna per tre giorni, riamato per un periodo di tempo all’incirca corrispondente. la incontrò per caso il quarto giorno, quando da due ore aveva cessato di amarla. inizialmente fu un incontro lievemente imbarazzante, tuttavia il colloquio si movimentò quando risultò che anche la donna aveva cessato di amare il signore esattamente un’ora e quaranta minuti prima. all’inizio questa scoperta, che il loro folle amore era comunque cosa del passato e che presumibilmente avrebbero cessato di torturarsi con domande sciocche penose e inevitabili, comunicò all’uomo ed alla donna una certa euforia; e parve loro di vedersi con occhi di amici. ma l’euforia fu effimera. infatti, la donna si rammentò di quei venti minuti di differenza; ella lo aveva amato per venti minuti ancora quando il signore, lo aveva confessato, aveva già cessato di amarla. la donna ne trasse argomento di amarezza, di frustrazione, di rancore. egli cercò di mostrarle come quei venti minuti rivelassero in lei una costanza affettiva che la qualificava moralmente superiore. ella ribatté che la sua costanza era fuori questione ma che in questo caso qualcuno ne aveva abusato, e l’aveva coperta di oltraggio, calcolato e freddo. quei venti minuti durante i quali, amando, ella non era stata amata, scavavano fra di loro un abisso che nulla avrebbe più colmato. ella aveva amato un frivolo e un sensuale, in questa vita e nell’altra egli ne avrebbe sofferto l’onta. egli cercò di far notare che, giacché più non si amavano, il problema poteva considerarsi superato, e comunque non tale da indurli a troppo amare considerazioni: ma lo disse con una certa vivacità, che tradiva insieme la paura e il fastidio. la donna rispose che la fine del loro amore era non già un conforto, ma solo l’indizio che qualcosa di pravo era stato fatuamente consumato, e che ella ne portava le cicatrici. egli ebbe una breve risata, non cordiale. in quell’istante cominciò tra i due un grande odio, un odio meticoloso e travolgente; in qualche modo entrambi sentivano che quella differenza di venti minuti era veramente qualcosa di atroce, e che qualcosa era accaduto che aveva reso impossibile la vita ad almeno uno dei due. ora cominciano a pensare di essere destinati ad una morte drammatica, insieme, come avevano fantasticato, febbrilmente, durante il loro folle amore.



giorgio manganelli
- centuria (quarantanove)

(thanks to pensierispettinati per avermene ricordato l’esistenza)

Nov 05 

Senatore, perché se ne va? «Perché hanno vinto il corporativismo e il vecchio collateralismo, che intreccia i corpi sociali e il partito, come accadeva una volta tra Pci, Cgil e cooperative. E perché ho visto il panico per la crescita del pluralismo interno». - Quando ha cominciato a pensarci? «Il 20 giugno, a Levico. C’eravamo il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, Tabacci e io». - Sapevate che sarebbe finita così? «Temevamo che il Pd sarebbe diventato un partito protosocialista. O postcomunista, se preferisce». - Lei si sentiva d’intralcio? «No, credo di no. A nessuno faceva dispiacere di tenermi come un buon suppellettile sul comò».


francesco rutelli - famiglia cristiana © 5.11.09

Nov 04 



Francesco Cundari, “Comunisti immaginari. Tutto quello che c’è da sapere sul Pci.” Vallecchi, pp. 335, 16 Euro.

Nov 03 
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the idan raichel project (oi va voi reloaded)

Si scelse un trespolo, per usare un’immagine eliotiana, talmente basso che era impossibile caderne. Era già caduta tante di quelle volte, poverina! Chi glielo faceva fare di mettercisi? Scrisse quantità di aforismi, che mi parvero, le poche volte che ebbi la sventura di ritrovarmeli tra mano, delle adamitiche stronzate; ma Marina Salamon le pagò bene le frasucce da apporre alle pareti degli ufficj, e il pubblico della Merini, che ormai era sostanzialmente quello del Costanzo, non andava e non andrà mai troppo per il sottile.

[…]

Insomma, la Merini c’era perché aveva sofferto, aveva pagato. I libri, se non contengono le istruzioni del telefonino o non sono le Pagine utili, non servono a niente: sono cose che si scrivono per sfogo, quando non hai più niente da fare, magari da vecchj, perché prima devi lavorare; bellezza, dicono, ma che bellezza c’è in un pacco di foglj imbrattati.

anfiosso - la merini











ad usum liminae

stalking into chaos